davidfranchi

This is my personal blog I post here my published articles

Archive for the ‘Articles for various publisher’ Category

Tutto quello che non sapevate sul matrimonio di William e Kate

leave a comment »

Martedì 10 Maggio 2011 – David Franchi

Il matrimonio ha regalato alla stanca economia inglese un giro d’affari calcolato in 2 miliardi di sterline che avrà effetti anche nel futuro

Grosseto: E’ stato definito il matrimonio del secolo quello celebrato tra William e Kate, la coppia che in futuro assurgerà al trono nel Regno Unito.

La cerimonia si è svolta in modo regolare. Il matrimonio è stato celebrato nella antica Westminster Abbey. Un rigido protocollo è stato seguito per tutta la manifestazione. Numerosi gli ospiti del mondo dello spettacolo, dello sport e della politica. Invitati solo i reali regnanti nel loro paese, ma ci sono state polemiche per la presenza si alcuni dittatori.

La famiglia Middleton, pur di origini umili, è adesso molto ricca ed ha regalato alla figlia Kate un suntuoso abito da sposa firmato Alexander McQueen.

Grandissima la partecipazione popolare e moltissime le feste in Inghilterra. Non si sono registrate le temute proteste degli anarchici, pochi gli arresti.

Il matrimonio ha creato un bel giro d’affari per il paese in crisi economica.

 Il Principe William di Windsor e Miss Catherine “Kate” Middleton hanno finalmente coronato il loro sogno davanti ad un paese in festa e seguiti dai media di tutto il mondo. Nella sola Londra è stato contato circa un milione di persone nelle strade e numerose erano le feste in tutto il Regno Unito, compresa una colazione di matrimonio nella frazione di Chapel Row dove vive la famiglia Middleton e una celebrazione a Bucklebury Farm Park il paese natale della sposa. Anche le nazioni del Commowealth e persino gli USA hanno celebrato le nozze reali inglesi.

Tra gli ospiti di spicco invitati al matrimonio reale erano presenti David e Victoria Beckham, Sir Elton John con il partner David Furnish, Rowan “Mr. Bean” Atkinsons, il regista Guy Ritchie ex – marito di Madonna, la pop star Joss Stone, il fotografo peruviano Mario Testino amico di Lady Diana, la medaglia d’oro di nuoto Ian Thorpe e il campione di rugby Gareth Thomas. Tra i politici presenti Sir John Mayor ex- primo ministro inglese e tutore di William ed Harry dopo la morte della madre, il Primo Ministro David Cameron, il Vice Primo Ministro Nick Clegg, il Cancelliere George Osborne, il Sindaco di Londra Boris Johnson e il leader laburista Ed Miliband. Era assente Lady Margaret Thatcher per malattia. Tony Blair e Gordon Brown ufficialmente non sono stati invitati perché non hanno ricevuto l’Ordine delle Giarrettiera, ma il vero motivo non è chiaro.

Esclusi i capi di stato di discendenza non reale come il francese Nicolas Sarkozy, il Presidente degli USA Barack Obama, la tedesca Angela Merkel. Per l’Italia non è stato invitato il Primo Ministro Silvio Berlusconi, ma era presente il Marchese Vittorio Frescobaldi, noto anche per gli omonimi vini pregiati.

Fra i leader stranieri è intervenuta Julia Gillard il Primo Ministro dell’Australia la cui presenza ha riacceso il dibattito tra repubblicani e monarchici. L’Australia, infatti, come tutti i paesi del Commonwealth ha come capo di stato la Regina Elisabetta, ma una forte maggioranza della popolazione vuole passare alla repubblica.

Soprattutto ha lasciato senza parole la presenza nella lista dei capi di stato stranieri di almeno otto dittatori sanguinari: il re Mswati III (Swaziland) che ha studiato in Inghilterra; il principe Mohamed bin Nawaf (Arabia Saudita) che è stato ambasciatore a Londra; lo Sceicco Emiro Ahmad Hmoud Al-Sabah (Kuwait); la principessa consorte Lalla Salma (Marocco); Sayyid Haitham bin Tariq Al Said (Oman) ex- moglie del Sultano dell’Oman che ha anche fatto il militare nell’esercito inglese; lo Sceicco Emiro Hamad bin Khalifa Al Thani (Qatar); il Principe Mohammed bin Zayed bin Sultan Al Nahyan (Abu Dhabi). Gli ultimi tre hanno tutti studiato all’Accademia Militare di Sandhurst nel Regno Unito.

Il Principe Salman bin Hamad bin Isa Al Khalifa (Bahrain) che ha studiato a Cambridge, anche lui invitato alle nozze, ha dovuto declinare l’invito, a causa delle violenze che stanno sconvolgendo il suo Paese.

Tutti costoro sono tiranni e alcuni stanno reprimendo con brutale violenza le proteste di migliaia di cittadini. La famiglia reale si è giustificata dichiarando che è prassi comune invitare per i matrimoni reali sovrani di altre monarchie regnanti. In effetti tra gli invitati c’erano anche re e regine di paesi democratici come Spagna, Norvegia, Belgio e Lussemburgo.

A fronte dello sfarzo nobiliare la famiglia Middleton sembra rimpicciolire. Numerosi i se e i ma che hanno accompagnato il fidanzamento di William con la “borghese” Kate. Non essendo di nobili origini Kate è stata subito ribattezzata la principessa “low cost” e critiche sono piovute soprattutto sulla madre. Ma la famiglia Middleton pur non avendo sangue blu nelle vene, e nonostante gli antenati minatori, di certo non è umile, ma anzi è molto ricca grazie all’azienda di famiglia e Kate è in realtà una milionaria.

Tanto che il vestito della sposa, un regalo dei genitori, è stato realizzato dalla Alexander McQueen, dello stilista morto suicida l’anno scorso. La designer Sarah Burton lo ha definito “l’esperienza delle sua vita”. L’abito è stato fatto a mano dalla Scuola Reale di Ricamo della Hampton Court Palace e misura 2,70 metri. I sarti addetti alla lavorazione del vestito si sono lavati le mani ogni 30 minuti per mantenere il tessuto senza macchie e gli aghi venivano cambiati ogni 3 ore affinché fossero sempre appuntiti e puliti. La tiara della sposa è firmata Cartier. Il Principe William ha indossato l’uniforme da Colonnello delle Guardie Irlandesi con lo stemma della Royal Air Force.

Mentre il sito della BBC è stato messo in ginocchio dal traffico, si è registrato un aumento vertiginoso nei consumi dell’energia elettrica a causa dell’eccessivo uso delle televisioni.

La partecipazione popolare è stata grande. Le strade erano gremite a tal punto che era praticamente impossibile passare. Gli accessi a “The Route” il percorso che gli sposi hanno seguito all’andata e al ritorno da Westminster Abbey sono stati chiusi molto presto a causa della troppa gente presente. Molte persone, infatti, si sono addirittura accampate il giorno prima ed hanno dormito in tende e sedie, alcuni anche avvolti nei cartoni, pur di poter vedere la coppia passare. E tuttavia si sono dovuti accontentare dei maxi- schermi per poter seguire il matrimonio nella sua totalità.

Già la mattina presto gli accessi erano chiusi e si veniva dirottati verso Hyde Park che ha visto circa 300.000 persone presenti una vera e propria discoteca all’aperto, con maxi -schermi e diretta BBC, concerto e presentatore. Numerosissime le feste organizzate circa 5.000 in tutta la Gran Bretagna, di cui 2.000 nella sola Londra, tutte di diversi tipi: dai party privati, ai pub, dai concerti alle feste alternative.

Le tanto annunciate proteste degli anarchici che da mesi turbano il sonno dei governativi non sono avvenute. Sono state arrestate 52 persone, ma molte sono le critiche piovute su Scotland Yard che ha operato arresti preventivi nei giorni precedenti il matrimonio utilizzando le leggi antiterrorismo. Circa 10 persone sono state arrestate durante una Right Royal Orgy a Soho. Altre 13 persone sono state arrestate a Charing Cross perché in possesso di equipaggiamento per scalare e manifesti contro la monarchia. Inoltre, 21 persone sono state arrestate il giorno prima del matrimonio a seguito di raid in 5 casa occupate a Londra. Tuttavia, l’imponente servizio di sicurezza composto da circa 5.000 poliziotti ha retto bene e non si sono verificati incidenti di rilievo. Il matrimonio ha regalato alla stanca economia inglese un giro d’affari calcolato in 2 miliardi di sterline che avrà effetti anche nel futuro. Un bel regalo di nozze.

Pubblicato per: www.maremmanews.it

Direct link: http://www.maremmanews.tv/it/index.php?option=com_content&view=article&id=11068:tutto-quello-che-non-sapevate-sul-matrimonio-di-william-e-kate&catid=39:cultura-a-spettacolo&Itemid=57

Advertisements

Written by davidfranchi

May 10, 2011 at 11:02 pm

Beppe Grillo a Londra 2010

leave a comment »

 

 Beppe Grillo in UK – di David Franchi

Grande partecipazione agli eventi inglesi di Beppe Grillo un successo che conferma uno dei più importanti fenomeni politico- economici italiani.

Il tour di Grillo in Inghilterra è iniziato con due lezioni aperte al pubblico una alla Oxford University e una alla London School of Economics, per poi terminare con uno show a Londra.
Numerosi i riconoscimenti tributatigli soprattutto per il suo blog, l’ultima attività di Beppe Grillo, che ha iniziato nella metà degli anni ’70 come comico.
A seguito di queste brutte esperienze con la politica italiana Grillo diventa un critico sempre più convinto della società italiana, per poi aprire il famoso blog e recentemente passare alla politica attiva.
Beppe Grillo ha iniziato il suo giro dell’Inghilterra in due luoghi di culto della sapere britannico. Il 25 Gennaio con una lezione aperta al pubblico alla Oxford University in qualità di relatore alla conferenza su “Media e democrazia in Italia”.

Il giorno seguente un’altra lezione aperta su “Lo stato dell’Italia di oggi” alla London School of Economics.
Il 27 Gennaio poi c’è stato lo show “Incredible Italy” all’O2 Shepherds Bush Empire. Con questo spettacolo in italiano è iniziato il primo tour europeo di Grillo e a Febbraio 2010 sarà anche a Bruxelles, Parigi, Monaco, Zurigo e Basilea.
In tutte le occasioni inglesi è stato un successo di pubblico. Durante gli eventi Grillo, acclamato come un eroe, ha fatto delle vere e proprie performance per raccontare agli italiani, ma anche ai molti stranieri presenti, lo stato in cui si trova il paese Italia, usando la sua satira molto particolare definita “economico –ecologica”.
Grillo è stato anche acclamato dal settimanale inglese Time Out che gli ha dedicato un articolo a pagina intera dal titolo “Ciao, Beppe Grillo!” paragonandolo al regista americano Micheal Moore.

Nelle sue performance ha descritto gli aspetti negativi dell’Italia, facendo riferimenti all’estero: “Noi esportiamo virus. Noi italiani abbiamo esportato il fascismo, le banche e il debito. Noi esportiamo virus all’estero e loro non hanno gli anticorpi. Quando frequenti un mostro, puoi diventare mostro a tua volta”.
Gli show di Grillo hanno preso di mira l’internazionalizzazione della mafia, i ministri italiani, i manager indagati o condannati ma ancora alla guida di grandi aziende italiane, i politici condannati e ancora in Parlamento. Grillo ha parlato del problema dei rifiuti e degli inceneritori e del riciclo, del Lodo Alfano, dello scudo fiscale.
Sulla crisi economica ha detto: “In Italia continuiamo a dire che c’è una luce al fondo del tunnel, invece quella luce è un treno che ti sta per mettere sotto. L’Italia ha il terzo debito pubblico più alto al mondo, la gente non arriva alla fine del mese”.

Grillo ha esposto bene l’esperienza del suo blog, del movimento e delle liste civiche. Ha fatto l’elogio di internet e delle opportunità che offre alla democrazia ed ai cittadini: “(I politici ndr.) hanno paura della rete. Hanno paura. Non doveva dare un risposta a me personale, non la volevo io. La volevano 350mila cittadini. Perché non ha senso che ci vediamo io lui privatamente. La rete fa paura perché c’è un contraddittorio, perché (i politici ndr) hanno paura dei propri cittadini”.

Alla LSE è stato ricordato che esattamente 5 anni fa, a Gennaio 2005, Grillo scriveva il suo primo post in Rete, avviando un’esperienza incredibile che oggi vanta il record di 300 milioni di accessi. Il suo blog è, tra quelli in lingua italiana, il più noto.

Nell’edizione del 5 – 11 Dicembre scorso l’Economist ha definito Beppe Grillo “Il blogger più popolare d’Italia”.
Il blog di Grillo è stato collocato al settimo posto della classifica mondiale 2009 pubblicata da Forbes. Nel 2008 l’Observer lo aveva messo al nono posto nell’elenco dei 50 blogger più influenti al mondo.
Grillo conclude le sue performance con un messaggio di orgoglio e speranza, urlato a pieni polmoni: “Io non mi arrenderò! Mai!!” e, come negli interventi sul suo blog, dice che le cose stanno cambiando.

Beppe Grillo è nato a Genova nel 1948, è un comico, attore, attivista politico -economico e blogger italiano. Diventò comico quasi per caso, fu scoperto da Pippo Baudo e lanciato in Secondo voi (1977) e raggiunse la notorietà con le trasmissioni Te la do io l’America (1981) e Te lo do io il Brasile (1984). Nel 1986 durante Fantastico 7 attaccò il Partito Socialista e Bettino Craxi, all’epoca Presidente del Consiglio dei Ministri. Grillo fu cacciato dalla televisione pubblica e così iniziò a fare i suoi spettacoli, fortemente polemici, nelle piazze e nei teatri.

Dopo brevi ritorni televisivi di grande successo (Beppe Grillo Show e su Telepiù) rompe definitivamente con la tv nel 2002.

Poi nel 2005 apre il famoso blog con il quale raggiunge una vasta popolarità, nazionale e internazionale. Nell’ottobre 2005 l’edizione europea del Time lo ha eletto tra gli eroi europei dell’anno per gli sforzi e il coraggio nel campo dell’informazione pubblica.

Nel 2007 Grillo ha tenuto un discorso al Parlamento Europeo sui problemi italiani. Sempre nel 2007 si è tenuto il Vaffanculo Day (raccolte circa 350mila firme) primo caso in Italia di protesta organizzata senza alcun intervento dei media tradizionali.

Nel 2008 si è tenuto V2-Day sul tema della “Libera informazione in libero stato”.

Nel 2009 a Firenze si è svolto il primo incontro ufficiale delle liste civiche promosse da Beppe Grillo e la redazione della “Carta di Firenze”. Sempre nel 2009, inoltre, Grillo ha presentato il Movimento 5 Stelle, annunciando la prossima partecipazione alle elezioni regionali 2010.

Beppe Grillo ha avuto una vita molto movimentata piena di polemiche e disavventure, ma anche di successi e onori. In particolare le critiche sono emerse dopo che la sua attività politica si è fatta sempre più intensa e riguardano le disavventure giudiziarie (con tanto di condanne), qualche condono, spesso notizie esagerate dai suoi detrattori. Sempre più difficili invece i suoi rapporti con la stampa.

Con qualche svista nel suo blog Beppe Grillo rimane uno dei maggiori riferimenti politico – economici dell’Italia indipendente.

Le performance britanniche hanno confermato che Beppe Grillo rimane uno degli italiani più ammirati all’estero, visto il successo straordinario di pubblico, sia italiano, sia internazionale.

Pubblicato per: www.italiannights.co.uk

Direct link: http://www.italiannights.co.uk/pages/beppegrillo.htm

Written by davidfranchi

November 13, 2010 at 12:15 am

Il Ladro e la Signora del Gruppo Escape in Art – The London Oratory School Arts Centre

leave a comment »

Ladri e Signore in teatro per beneficienza

di David Franchi

Buon successo di pubblico per “Il Ladro e la Signora” sul palco del The London Oratory School Arts Centre il 26, 27 e 28 Novembre.

Il testo è stato messo in scena dal Gruppo Escape in Art sotto la supervisione artistica di Pino Ferrara. Si tratta di una simpatica commedia teatrale in due atti di Paolo Cappelloni autore pesarese vivente.

Il ricavato delle vendite dei biglietti sarà interamente devoluto in beneficienza a favore del Reparto di Epatologia Infantile del King’s College Hospital, diretto dalla D.ssa Giorgina Vergani.

Una consuetudine a cui ormai da anni la Escape in Art ci ha abituato, come spiega Ferruccio, il Ladro (Luigi Gnudi) protagonista della spettacolo: “Ho già fatto 4 anni di questa esperienza con Escape in Art. Noi non siamo chiaramente degli attori, è teatro amatoriale. E’ sempre un’occasione di stare insieme ad altra gente, conoscere altre persone. Una bella esperienza. E poi la facciamo per beneficienza e quindi ancora meglio. Il ricavato va al reparto di Epatologia Infantile del King’s College. Lo facciamo ormai da anni. Una tradizione se vogliamo. Si fa anche più volentieri”.

Altra protagonista è Veronica, la Signora (Emilia Ippolito): “Nella commedia sono la Signora che è una commercialista, si chiama Veronica, è separata, vive da sola e fa conoscenza di questo ladro che irrompe nel suo appartamento. E poi fanno amicizia e nasce una storia d’amore. Che va a finire un po’ male, perché poi il ladro si scoccia e se ne va dalla finestra da dove è arrivato”.

La trama è ricca di situazioni divertenti, schermaglie verbali molto aderenti alla realtà, personaggi delineati in modo arguto. La commedia è brillante e ben congegnata, come spiega il regista Arnaldo Teodorani: “Ho iniziato come assistente alla regia, dando una mano a Pino Ferrara, e poi sono stato sempre più coinvolto. La commedia è divisa in due metà molto ben distinte: una prima parte in cui si racconta l’incontro tra questo ladro e la signora. Un incontro fortuito. Il ladro entra per rubare però è un ladro maldestro fa rumore. Lei lo sorprende minacciandolo con una pistola, ma sviene. Poi imparano a conoscersi e si innamorano. Nella seconda parte invece la Signora decide di presentare questo ladro a tutti i suoi amici durante una festa a casa sua. Entrano in scena qui gli altri personaggi. Durante il secondo atto, questa lunga scena della festa che è molto briosa, a poco a poco ci si rende conto che questo ladro, nonostante sia un criminale, moralmente è la persona migliore. Gli altri hanno tutti quanti delle manie, dei modi di fare molto irritanti e anche parecchi difetti”.

Nell’Atto II della commedia, infatti, emergono altri personaggi, come l’arredatore Adalberto (Vittorio Ciardo): “Adalberto è, come lo definisce uno degli altri personaggi, un “attaccatende”. In realtà la sua arte è andare a decorare le case, gli appartamenti di queste signore attaccando le tende. Un tipo eccentrico, molto molto eccentrico. Però è simpatico”.

Il più caratterizzato e, in fondo, l’elemento di rottura dei dialoghi è Antonio il Commissario (Daniele Cipollone): “Il personaggio è stato contraddistinto in modo forte. Abbiamo scelto di farlo con l’accento napoletano per caratterizzarlo un po’. E’ un personaggio abbastanza brusco, un po’ cafone, per dare un po’ di brio alla commedia”.

Sia Adalberto, sia Antonio, si confrontano molto con Federico (Ennio Bollici) bancario suscettibile: “Il mio personaggio in pratica non fa altro che litigare sia con il Commissario che con Adalberto. Faccio la parte di un direttore di banca che è fissato con il suo lavoro, ha in testa solo la sua banca, quindi qualsiasi cosa gli sia detta che riguarda i bilanci della sua banca e tutto il resto, lo fa scattare come una molla e reagire sia di fronte al Commissario che ad Adalberto”.

Il bancario è sposato con Loredana (Laura Marziale): “Interpreto Loredana che è la moglie del banchiere. Loredana è la donna un po’ svampita, sulle nuvole, sognatrice che non si rende conto di quanto il marito sia effettivamente un tipo un po’ grezzo e fissato. E quindi lei pensa all’amore, pensa alle cose leggere, pensa all’arredamento della sua mansarda . Quindi è un personaggio di contorno, ma è rappresentativo di un tipo di donna che esiste nella società”.

In effetti i ruoli femminili hanno poche azioni (protagonista a parte), ma sono ben delineati e descrivono delle tipologie di donna molto presenti nella società italiana. Come per esempio Isabella (Silvana Camilletti), moglie del Commissario, pittrice incompresa e oggetto continuo delle battutacce del marito: “Isabella la pittrice. Futurista. Nessuno la capisce. Ma tutti sono molto impressionati dai titoli altisonanti che scelgo per i miei quadri, le mie opere. Ma non ho un rapporto meraviglioso con mio marito, tutto apparenza. E quindi mi diletto con le mie amiche a cercare di vendere i miei quadri, ma anche ad aiutarle ad arredare le mansarde”.

Infine l’ultimo ruolo femminile è quello di Margherita (Stefania Uccheddu): “Sono l’amica impicciona di Veronica. L’amica intima che la conosce benissimo, che viene a scoprire che il ladro è entrato in casa e scopre tutti gli altarini. Che durante la festa cerca di coprire il fatto che sia un ladro. E il Commissario sembra che l’abbia sempre visto da qualche parte. Io ogni volta che lui cerca di dire ‘ma io ti ho visto da qualche parte’ cerco di bloccarlo. E quindi gli faccio la corte anche se non me ne importa niente”.

Ottimo anche il resto del gruppo che ha partecipato dietro alle quinte: scenografia, Marco Casparri; luci & musiche, Mauro Campana; trucco, Suki Miles; organizzazione generale, Alessandra Gnudi.

Il Gruppo Escape in Art opera a Londra dal 1998, fondato da alcuni amici che avevano voglia di impegnarsi nel campo artistico, sia pure a livello amatoriale, ma con spirito di volontariato. Il Gruppo é cresciuto ed è un riferimento per amanti del teatro e della letteratura in lingua Italiana.

Pino Ferrara è uno dei fondatori del Gruppo Escape in Art ed ha diretto tutte le commedie che il Gruppo ha presentato a Londra, prendendo parte anche ad alcune di esse come attore. Sua la supervisione artistica de “Il Ladro e La Signora”.

Due domande a Pino Ferrara.

D. Sei il deus ex- machina del teatro del Gruppo Escape in Art.

R. “Ho cominciato con Escape in Art una diecina di anni fa insieme ad altre persone. Eravamo in 5. Abbiamo cominciato, perché avevamo l’idea di fare qualcosa di artistico. Quindi abbiamo cominciato a fare dei recital di poesie. Poi abbiamo pensato al teatro. Abbiamo visto una commedia di Luigi Lunari che era intitolata “Tre sull’Altalena”. Ho trovato gli attori giusti, uno era il professore Totò Aloi che faceva un bel ruolo. E abbiamo cominciato 10 anni fa con quello. E poi il pubblico ha risposto e noi ci divertiamo. Il teatro posso dire ce l’ho nel sangue perché l’ho sempre fatto. Stavolta abbiamo questa commedia di Paolo Cappelloni. Noi facciamo solo teatro contemporaneo, possibilmente di scrittori e commediografi viventi. Poi abbiamo come Escape in Art anche attività letterarie. C’è un concorso di poesia che portiamo avanti ogni anno. C’è un concorso letterario per un racconto breve che prima era nato riservato solo per gli italiani di Londra, poi è diventato gli italiani in Inghilterra. Adesso è diventato internazionale, tant’è che il secondo premio di quest’anno è stato vinto addirittura da una ragazza di Sidney. Quindi, come vedi ci siamo: il premio va avanti”.

 D. Perché proporre teatro in italiano a Londra?

R. “Devi sempre tener presente che noi siamo dei dilettanti. E dobbiamo sempre rimanere dilettanti con i piedi per terra, senza montarsi la testa. Fare un autore inglese da dilettanti a Londra è un nonsenso. Uno che vuole vedere una commedia inglese, la va a vedere recitata da attori inglesi. Io ho visto questa nicchia che per il teatro italiano per la comunità italiana e ho pensato di sfruttarla. Ho pensato di presentare agli italiani qualcosa in italiano. Anche perché ho il pallino della difesa della lingua italiana. Ho fatto con alcuni college inglesi, dove si studia la lingua italiana, degli spettacoli con i ragazzi. Gli ho insegnato a recitare e poi con loro abbiamo messo in scena degli spettacoli. Per loro è risultato come un essay per gli esami e quindi si sono più affezionati alla lingua. Lo faccio anche per questo, insomma”.

Pubblicato per: www.italiannights.co.uk

Direct link: http://www.italiannights.co.uk/

Written by davidfranchi

November 6, 2010 at 8:48 pm

Funk Off – London Jazz Festival 2008

leave a comment »

I Funk Off al London Jazz Festival 2008
(David Franchi)

E’ stata una vera e propria esplosione di energia quella che ha visto la marching band italiana Funk Off sui palchi del London Jazz Festival, con ben 2 concerti il 14 novembre al Clore Ball Room (South Bank Centre) e poi al Barbican e infine al Jazz Café di Camden, il giorno seguente. Il gruppo è composto da 15 elementi, fiati e percussioni, che suonano una musica tipica da strada, una miscela di funk, jazz, blues e soul, con contrappunti solistici, modernizzando il sound di New Orleans e delle folk band italiane. Il gruppo suona principalmente musica strumentale, con qualche canzone in italiano, ma sempre pezzi originali scritti dal leader Dario Cecchini. Ma soprattutto la band si distingue per l’alta carica energetica che dimostra sul palco, alternando danze e coreografie con musica ritmata e coinvolgente che trascina e diverte. Il 10 novembre scorso è uscita l’edizione per il mercato inglese dell’album della band Jazz On edito da Blue Note, casa editrice di riferimento mondiale del jazz. I Funk Off, inoltre, sono la marching band ufficiale di Umbria Jazz Festival il più famoso contest italiano di jazz.

Eravamo presenti al Barbican, tempio londinese della cultura contemporanea. Inizialmente un concerto per pochi intimi, misto inglesi e italiani, che poi è riuscito a coinvolgere tanto pubblico fino a colmare la hall. Entusiasti i piccoli hanno saltato per tutta la durata del concerto, tra l’entusiasmo generale e le attenzioni particolari a loro dedicate dalla band. Il leader dei Funk Off è il sax baritono Dario Cecchini, musicista professionista, che ha collaborato con nomi importanti del jazz, come Lee Konitz, Natalie Cole, Kenny Wheeler, Paolo Fresu, Enrico Pierannunzi, David Liebnman. Cecchini, appena rientrato da un tour in Australia con Eros Ramazzotti, subito è ripartito per partecipare al London Jazz Festival. Lo abbiamo intervistato dopo il concerto del Barbican.
 
Intervista a Dario Cecchini  leader dei Funk Off nel back stage del London Jazz Festival.
 
I Funk Off sono al London Jazz Festival e questo concerto ha visto partecipare un pubblico locale, quindi molti inglesi. Sei contento che la tua musica sia apprezzata non solo dagli italiani all’estero?
Certo, ma non solo la musica. Oltre a questo discorso musicale, c’è quello sulla nostra progettualità, cioè un lavoro di crescita, di un gruppo che sta insieme da più di 10 anni. Fa piacere perché siamo stati in tanti posti, a Istanbul, in Australia, negli USA, in tutta Europa più o meno. Londra che è la capitale della musica europea, forse anche mondiale insieme a New York e Los Angeles, ci sta apprezzando e quindi è bello. Per noi è una conferma. Ed è veramente un piacere essere qua, perché ci mancava e ci tenevamo
 
Un gruppo italiano al London Jazz Festival: per voi 2 giorni e 4 concerti
Si, ci hanno invitato. Quattro concerti di cui il primo è stato da fermi su un palco. Ieri invece abbiamo fatto anche una mezza marciante molto divertente, abbiamo avuto molta di gente dal centro, era strapieno. Qui al Barbican e poi al Blue Café. Il nostro gruppo nasce come marching band, però poi negli anni abbiamo iniziato a stare sui palchi. E quindi, ora, la doppia faccia della marching e del palco rende l’idea completa del nostro progetto
 
Sono 10 anni che lavorate insieme, siete una marching band e passate ora a pubblicare album
Oramai ne abbiamo già fatti 3. Anzi la musica del quarto è già pronta, la stiamo provando. Oggi abbiamo suonato 2 pezzi di quelli che andranno nel nuovo album. Penso che registreremo all’inizio del nuovo anno, se tutto va bene. Comunque è stata anche un’altra bella tappa, essere arrivati a fare un disco con la Blue Note. Penso che tu sappia che il nostro disco è stato importato dalla Blue Note inglese che è un achievement non indifferente per noi musicisti italiani
 
Dalla Toscana dei piccoli paesi a Londra la grande metropoli sterminata
E’ la fortuna di fare il musicista: ti permette di arrivare in tanti posti. Usiamo questo linguaggio, la musica, che è un linguaggio universale. Lo sappiamo tutti, non dico niente di nuovo. Però è veramente, in qualche maniera, un privilegio essere un musicista. Perché ti permette di entrare in contatto con la gente in maniera fluida. Conosco due parole d’inglese, per cui qui mi diverto anche parlare. Però per esempio in Turchia, non conosco una parola di turco, ma riesco comunque ad entrare in contatto con le persone grazie alla musica e basta: è bello
 
So che è uscito il vostro disco il 10 novembre qui in Inghilterra
Si è uscita l’edizione per il mercato inglese, in Italia invece è uscito l’anno scorso
 
Progetti futuri?
C’è il nuovo disco. Poi andare avanti con il progetto, con la musica, con la nostra amicizia, cercando di raggiungere altri posti, magari tornare a suonare a Londra
 
Un saluto agli italiani a Londra?
Un po’ vi invidio perché questa città è veramente fantastica, mi piace molto. Magari se fate un festival, invitateci a suonare, perché penso che noi abbiamo molte caratteristiche dell’italianità. Anche il modo di stare sul palco, questa positività che abbiamo, è lo stile italiano. E poi anche se non lo fosse, il mio accento sul palco è inconfondibilmente italiano. Poi cantiamo in italiano. Infatti, questa cosa ci ha dato un po’ di perplessità, però d’altra parte in Italia sentiamo tanta di quella musica inglese: portiamo fuori il sound italiano.
 
Published for: www.italianialondra.com
Direct link: http://www.italianialondra.com/content/interviste/intervista-funkoff.asp

Written by davidfranchi

November 6, 2010 at 8:07 pm

Italianialondra incontra Battiato

with one comment

Italianialondra incontra Battiato

(di David Franchi)

E’ stato uno dei concerti migliori della stagione quello di Franco Battiato al Koko di Camden Town a Londra il 28 ottobre. Il cantautore siciliano, che proprio a Londra a registrato alcuni suoi album, ha fatto delirare la folla accorsa a vedere il concerto. L’esibizione è stata avvincente e sentita, un pubblico eterogeneo per estrazione sociale e provenienza, ma soprattutto tanti giovani, segno che Battiato continua a piacere e rimane coinvolgente anche dopo tanti anni di carriera e di successi.

Era un pubblico in grandissima prevalenza italiano, con qualche presenza internazionale, quello che ha riempito il Koko, posto storico dello spettacolo londinese, nato nel 1900 con il nome di Camden Theatre che negli anni ha visto esibirsi sul palco i migliori artisti internazionali a partire da Charlie Chaplin, per finire a Madonna e Prince, passando per Sex Pistols e Clash.
Battiato ha suonato i suoi grandi successi, da Prospettiva Nevskji a Centro di gravità permanente, da Caffè De La Paix a Voglio vederti danzare, anche se poteva aggiungere alcuni brani in più. Ha avuto effetto il brano Il re del mondo che ha vivacizzato il pubblico con la frase “Più diventa tutto inutile/e più credi che sia vero/e il giorno della Fine/non ti servirà l’Inglese” (attualissimo visto il credit crunch del mondo finanziario), che con la solita ironia tipica di Battiato, fa riflettere a fondo sull’avere una vita costruita sul profitto e sul mercato.
Ma il momento più toccante del concerto è stato l’esecuzione di Povera Patria (dall’album Come un Cammello in una grondaia, 1991). Il brano, divenuto ormai un simbolo di impegno civile, ha scosso l’anima dei presenti. Si è sentita da subito la commozione dei tanti italiani a Londra, che hanno omaggiato a Battiato con applausi non più eccitati ma commossi e profondi, alcuni in lacrime a sentir cantare i loro pensieri più profondi sulla crisi italiana. Il concerto è poi proseguito con le canzoni entusiasmanti del cantautore, per concludersi in un grande festa. Due i richiestissimi rientri sul palco. Nel primo c’è stato un omaggio alla memoria di Giuni Russo, cantato con visibile emozione da Battiato, e un finale con un medley dei successi storici dell’album La voce del padrone. Il concerto ha convinto i tanti spettatori, entusiasti di vedere ed ascoltare uno dei più bravi artisti, il guru della canzone italiana.
Abbiamo intervistato Battiato in occasione del suo concerto a Londra. E’ stato un incontro piacevole, rilassato e pieno dell’ironia tipica del cantautore.
Franco Battiato arriva a Londra, un concerto fortemente sostenuto dalla comunità italiana locale. Quali sono le tue esperienze all’estero?
“Si, ho fatto in Inghilterra negli anni ’70 una tournee molto lunga di un mese e mezzo. A quell’epoca suonavo alla Roundhouse, non so se esiste ancora, era un tempio del rock. Però, ecco, non è che io sia un tipo da live. Diciamo che lo faccio perché è il mio mestiere, non è che quando sono a casa dico, mi manca il palco
Come trovi Londra dopo tanti anni?
Beh, ma ci sono venuto un sacco di volte. A Londra ho registrato tantissimi dischi. Ma proprio tanti. Ho lavorato con la Royal Philarmonic Orchestra che sono già più di 10-15 anni. E vengo sempre qui a lavorare
Sei una delle personalità musicali più importanti d’Italia. Dopo tanti anni cosa ti spinge ancora a fare il tuo mestiere?
Questa è una domanda giustissima!
Poi fai anche il regista, il pittore, lo scrittore.
Tante cose. Però effettivamente faccio musica da tantissimo tempo, incalcolabile: penso 45 anni, una cosa cosi. Ma non ho mai avuto un momento di stanchezza. Ho avuto la fortuna di non avere mai crisi con la musica. Forse anche perché ho variato spesso. Perché, forse, fare solo canzoni mi avrebbe annoiato. Invece passando da una cosa all’altra, non ti accorgi e arrivi alla mia età.
Sei arrivato bene alla tua età. So che sta per uscire un nuovo album fra pochi giorni.
Esattamente, metà novembre, il 14 mi sembra.
Come s’intitola?
S’intitola Fleur 2 e sono delle cover, c’è un solo inedito mio. Poi sono tutte canzoni degli anni ’60 e un paio degli anni ’70.
La tua musica sembra molto complessa sia dal punto di vista dei testi che delle musiche.
E’ complessa! Anche se pare di no
Fare una versione in inglese traducendo i tuoi testi che sono molto profondi?
Beh si, certo che si tratta di un altro genere di lavoro. Perché quando scrivi dei testi in italiano, tradurli in inglese e cantarli cosi come sono, non funzionerebbe. Perché sai bene che ci vuole un certo adattamento. Poi in questo disco canto diverse canzoni in inglese, canto It’s five o’clock degli Aphrodite Childs che era un gruppo molto famoso negli anni ’60, canto Bridge over troubled water di Simon and Garfunkel, Sitting on the dock of the bay e… basta mi sembra abbastanza. Poi c’è una cover invece, di un cantante americano che stimo molto che si chiama Anthony che ha fatto i testi in italiano e lui ha cantato in italiano una parte di questo pezzo.
Posso fare un parallelo i testi di Battiato fanno riferimento sempre a filosofie, orientali a religioni….
Vivo di metafisica!
Religioni, esoterismo. Londra è una delle città più esoteriche del mondo.
Questo non lo so, me lo dovresti dire tu. Perché non è che io conosca Londra bene. La conosco da esterno, per lavoro, ho qualche amico ma cosa rare. Quindi non conosco veramente la società inglese, non la conosco.
Come mai questi riferimenti cosi alti nella canzoni che però poi anche un grosso successo di pubblico….
Quando ho iniziato a fare questo mestiere ero molto giovane, avevo 18-19 anni, e pensavo che uno dovesse fare successo. Non c’era altro. Poi dopo un anno mi sono accorto che questo non mi piaceva: no, mi sentivo estraneo a questo mondo. Sono entrato in crisi, anzi fortemente in crisi. Poi ho pensato “ma chi l’ha detto che bisogna scrivere solo cosi?” E ho iniziato una carriera sperimentale che è durata circa 7-8 anni dal 1970 in avanti e sulla quale, devo dire, ancora oggi i riconoscimenti che ho della mia carriera sono di quegli anni li. Cioè gruppi americani, inglesi, giapponesi fanno riferimento a quella musica che io facevo negli anni ’70. Molto più interessante quella che faccio adesso.
Vuoi fare un saluto agli italiani a Londra?
Allora, un saluto da Battiato agli italiani che abitano a Londra e che mi auguro stiano meglio di quelli che vivono in Italia.
Foto di www.gmazzarini.com
Published for: www.italianialondra.com

Direct link: http://www.italianialondra.com/content/interviste/intervista-battiato.asp

Written by davidfranchi

November 6, 2010 at 10:26 am