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Funk Off – London Jazz Festival 2008

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I Funk Off al London Jazz Festival 2008
(David Franchi)

E’ stata una vera e propria esplosione di energia quella che ha visto la marching band italiana Funk Off sui palchi del London Jazz Festival, con ben 2 concerti il 14 novembre al Clore Ball Room (South Bank Centre) e poi al Barbican e infine al Jazz Café di Camden, il giorno seguente. Il gruppo è composto da 15 elementi, fiati e percussioni, che suonano una musica tipica da strada, una miscela di funk, jazz, blues e soul, con contrappunti solistici, modernizzando il sound di New Orleans e delle folk band italiane. Il gruppo suona principalmente musica strumentale, con qualche canzone in italiano, ma sempre pezzi originali scritti dal leader Dario Cecchini. Ma soprattutto la band si distingue per l’alta carica energetica che dimostra sul palco, alternando danze e coreografie con musica ritmata e coinvolgente che trascina e diverte. Il 10 novembre scorso è uscita l’edizione per il mercato inglese dell’album della band Jazz On edito da Blue Note, casa editrice di riferimento mondiale del jazz. I Funk Off, inoltre, sono la marching band ufficiale di Umbria Jazz Festival il più famoso contest italiano di jazz.

Eravamo presenti al Barbican, tempio londinese della cultura contemporanea. Inizialmente un concerto per pochi intimi, misto inglesi e italiani, che poi è riuscito a coinvolgere tanto pubblico fino a colmare la hall. Entusiasti i piccoli hanno saltato per tutta la durata del concerto, tra l’entusiasmo generale e le attenzioni particolari a loro dedicate dalla band. Il leader dei Funk Off è il sax baritono Dario Cecchini, musicista professionista, che ha collaborato con nomi importanti del jazz, come Lee Konitz, Natalie Cole, Kenny Wheeler, Paolo Fresu, Enrico Pierannunzi, David Liebnman. Cecchini, appena rientrato da un tour in Australia con Eros Ramazzotti, subito è ripartito per partecipare al London Jazz Festival. Lo abbiamo intervistato dopo il concerto del Barbican.
 
Intervista a Dario Cecchini  leader dei Funk Off nel back stage del London Jazz Festival.
 
I Funk Off sono al London Jazz Festival e questo concerto ha visto partecipare un pubblico locale, quindi molti inglesi. Sei contento che la tua musica sia apprezzata non solo dagli italiani all’estero?
Certo, ma non solo la musica. Oltre a questo discorso musicale, c’è quello sulla nostra progettualità, cioè un lavoro di crescita, di un gruppo che sta insieme da più di 10 anni. Fa piacere perché siamo stati in tanti posti, a Istanbul, in Australia, negli USA, in tutta Europa più o meno. Londra che è la capitale della musica europea, forse anche mondiale insieme a New York e Los Angeles, ci sta apprezzando e quindi è bello. Per noi è una conferma. Ed è veramente un piacere essere qua, perché ci mancava e ci tenevamo
 
Un gruppo italiano al London Jazz Festival: per voi 2 giorni e 4 concerti
Si, ci hanno invitato. Quattro concerti di cui il primo è stato da fermi su un palco. Ieri invece abbiamo fatto anche una mezza marciante molto divertente, abbiamo avuto molta di gente dal centro, era strapieno. Qui al Barbican e poi al Blue Café. Il nostro gruppo nasce come marching band, però poi negli anni abbiamo iniziato a stare sui palchi. E quindi, ora, la doppia faccia della marching e del palco rende l’idea completa del nostro progetto
 
Sono 10 anni che lavorate insieme, siete una marching band e passate ora a pubblicare album
Oramai ne abbiamo già fatti 3. Anzi la musica del quarto è già pronta, la stiamo provando. Oggi abbiamo suonato 2 pezzi di quelli che andranno nel nuovo album. Penso che registreremo all’inizio del nuovo anno, se tutto va bene. Comunque è stata anche un’altra bella tappa, essere arrivati a fare un disco con la Blue Note. Penso che tu sappia che il nostro disco è stato importato dalla Blue Note inglese che è un achievement non indifferente per noi musicisti italiani
 
Dalla Toscana dei piccoli paesi a Londra la grande metropoli sterminata
E’ la fortuna di fare il musicista: ti permette di arrivare in tanti posti. Usiamo questo linguaggio, la musica, che è un linguaggio universale. Lo sappiamo tutti, non dico niente di nuovo. Però è veramente, in qualche maniera, un privilegio essere un musicista. Perché ti permette di entrare in contatto con la gente in maniera fluida. Conosco due parole d’inglese, per cui qui mi diverto anche parlare. Però per esempio in Turchia, non conosco una parola di turco, ma riesco comunque ad entrare in contatto con le persone grazie alla musica e basta: è bello
 
So che è uscito il vostro disco il 10 novembre qui in Inghilterra
Si è uscita l’edizione per il mercato inglese, in Italia invece è uscito l’anno scorso
 
Progetti futuri?
C’è il nuovo disco. Poi andare avanti con il progetto, con la musica, con la nostra amicizia, cercando di raggiungere altri posti, magari tornare a suonare a Londra
 
Un saluto agli italiani a Londra?
Un po’ vi invidio perché questa città è veramente fantastica, mi piace molto. Magari se fate un festival, invitateci a suonare, perché penso che noi abbiamo molte caratteristiche dell’italianità. Anche il modo di stare sul palco, questa positività che abbiamo, è lo stile italiano. E poi anche se non lo fosse, il mio accento sul palco è inconfondibilmente italiano. Poi cantiamo in italiano. Infatti, questa cosa ci ha dato un po’ di perplessità, però d’altra parte in Italia sentiamo tanta di quella musica inglese: portiamo fuori il sound italiano.
 
Published for: www.italianialondra.com
Direct link: http://www.italianialondra.com/content/interviste/intervista-funkoff.asp
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Written by davidfranchi

November 6, 2010 at 8:07 pm

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