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Italianialondra incontra Battiato

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Italianialondra incontra Battiato

(di David Franchi)

E’ stato uno dei concerti migliori della stagione quello di Franco Battiato al Koko di Camden Town a Londra il 28 ottobre. Il cantautore siciliano, che proprio a Londra a registrato alcuni suoi album, ha fatto delirare la folla accorsa a vedere il concerto. L’esibizione è stata avvincente e sentita, un pubblico eterogeneo per estrazione sociale e provenienza, ma soprattutto tanti giovani, segno che Battiato continua a piacere e rimane coinvolgente anche dopo tanti anni di carriera e di successi.

Era un pubblico in grandissima prevalenza italiano, con qualche presenza internazionale, quello che ha riempito il Koko, posto storico dello spettacolo londinese, nato nel 1900 con il nome di Camden Theatre che negli anni ha visto esibirsi sul palco i migliori artisti internazionali a partire da Charlie Chaplin, per finire a Madonna e Prince, passando per Sex Pistols e Clash.
Battiato ha suonato i suoi grandi successi, da Prospettiva Nevskji a Centro di gravità permanente, da Caffè De La Paix a Voglio vederti danzare, anche se poteva aggiungere alcuni brani in più. Ha avuto effetto il brano Il re del mondo che ha vivacizzato il pubblico con la frase “Più diventa tutto inutile/e più credi che sia vero/e il giorno della Fine/non ti servirà l’Inglese” (attualissimo visto il credit crunch del mondo finanziario), che con la solita ironia tipica di Battiato, fa riflettere a fondo sull’avere una vita costruita sul profitto e sul mercato.
Ma il momento più toccante del concerto è stato l’esecuzione di Povera Patria (dall’album Come un Cammello in una grondaia, 1991). Il brano, divenuto ormai un simbolo di impegno civile, ha scosso l’anima dei presenti. Si è sentita da subito la commozione dei tanti italiani a Londra, che hanno omaggiato a Battiato con applausi non più eccitati ma commossi e profondi, alcuni in lacrime a sentir cantare i loro pensieri più profondi sulla crisi italiana. Il concerto è poi proseguito con le canzoni entusiasmanti del cantautore, per concludersi in un grande festa. Due i richiestissimi rientri sul palco. Nel primo c’è stato un omaggio alla memoria di Giuni Russo, cantato con visibile emozione da Battiato, e un finale con un medley dei successi storici dell’album La voce del padrone. Il concerto ha convinto i tanti spettatori, entusiasti di vedere ed ascoltare uno dei più bravi artisti, il guru della canzone italiana.
Abbiamo intervistato Battiato in occasione del suo concerto a Londra. E’ stato un incontro piacevole, rilassato e pieno dell’ironia tipica del cantautore.
Franco Battiato arriva a Londra, un concerto fortemente sostenuto dalla comunità italiana locale. Quali sono le tue esperienze all’estero?
“Si, ho fatto in Inghilterra negli anni ’70 una tournee molto lunga di un mese e mezzo. A quell’epoca suonavo alla Roundhouse, non so se esiste ancora, era un tempio del rock. Però, ecco, non è che io sia un tipo da live. Diciamo che lo faccio perché è il mio mestiere, non è che quando sono a casa dico, mi manca il palco
Come trovi Londra dopo tanti anni?
Beh, ma ci sono venuto un sacco di volte. A Londra ho registrato tantissimi dischi. Ma proprio tanti. Ho lavorato con la Royal Philarmonic Orchestra che sono già più di 10-15 anni. E vengo sempre qui a lavorare
Sei una delle personalità musicali più importanti d’Italia. Dopo tanti anni cosa ti spinge ancora a fare il tuo mestiere?
Questa è una domanda giustissima!
Poi fai anche il regista, il pittore, lo scrittore.
Tante cose. Però effettivamente faccio musica da tantissimo tempo, incalcolabile: penso 45 anni, una cosa cosi. Ma non ho mai avuto un momento di stanchezza. Ho avuto la fortuna di non avere mai crisi con la musica. Forse anche perché ho variato spesso. Perché, forse, fare solo canzoni mi avrebbe annoiato. Invece passando da una cosa all’altra, non ti accorgi e arrivi alla mia età.
Sei arrivato bene alla tua età. So che sta per uscire un nuovo album fra pochi giorni.
Esattamente, metà novembre, il 14 mi sembra.
Come s’intitola?
S’intitola Fleur 2 e sono delle cover, c’è un solo inedito mio. Poi sono tutte canzoni degli anni ’60 e un paio degli anni ’70.
La tua musica sembra molto complessa sia dal punto di vista dei testi che delle musiche.
E’ complessa! Anche se pare di no
Fare una versione in inglese traducendo i tuoi testi che sono molto profondi?
Beh si, certo che si tratta di un altro genere di lavoro. Perché quando scrivi dei testi in italiano, tradurli in inglese e cantarli cosi come sono, non funzionerebbe. Perché sai bene che ci vuole un certo adattamento. Poi in questo disco canto diverse canzoni in inglese, canto It’s five o’clock degli Aphrodite Childs che era un gruppo molto famoso negli anni ’60, canto Bridge over troubled water di Simon and Garfunkel, Sitting on the dock of the bay e… basta mi sembra abbastanza. Poi c’è una cover invece, di un cantante americano che stimo molto che si chiama Anthony che ha fatto i testi in italiano e lui ha cantato in italiano una parte di questo pezzo.
Posso fare un parallelo i testi di Battiato fanno riferimento sempre a filosofie, orientali a religioni….
Vivo di metafisica!
Religioni, esoterismo. Londra è una delle città più esoteriche del mondo.
Questo non lo so, me lo dovresti dire tu. Perché non è che io conosca Londra bene. La conosco da esterno, per lavoro, ho qualche amico ma cosa rare. Quindi non conosco veramente la società inglese, non la conosco.
Come mai questi riferimenti cosi alti nella canzoni che però poi anche un grosso successo di pubblico….
Quando ho iniziato a fare questo mestiere ero molto giovane, avevo 18-19 anni, e pensavo che uno dovesse fare successo. Non c’era altro. Poi dopo un anno mi sono accorto che questo non mi piaceva: no, mi sentivo estraneo a questo mondo. Sono entrato in crisi, anzi fortemente in crisi. Poi ho pensato “ma chi l’ha detto che bisogna scrivere solo cosi?” E ho iniziato una carriera sperimentale che è durata circa 7-8 anni dal 1970 in avanti e sulla quale, devo dire, ancora oggi i riconoscimenti che ho della mia carriera sono di quegli anni li. Cioè gruppi americani, inglesi, giapponesi fanno riferimento a quella musica che io facevo negli anni ’70. Molto più interessante quella che faccio adesso.
Vuoi fare un saluto agli italiani a Londra?
Allora, un saluto da Battiato agli italiani che abitano a Londra e che mi auguro stiano meglio di quelli che vivono in Italia.
Foto di www.gmazzarini.com
Published for: www.italianialondra.com

Direct link: http://www.italianialondra.com/content/interviste/intervista-battiato.asp
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Written by davidfranchi

November 6, 2010 at 10:26 am

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    November 6, 2010 at 10:26 am


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